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Otiti acute

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This entry was posted on 9/21/2007 6:04 AM and is filed under Otorino.

Otite trasudativa catarrale

Forma non infettiva.
I processi catarrali hanno origine tubarica, per natura meccanica (ostruzione della tuba e ristagno delle secrezioni) o infiammatoria (sostenute da salingite o tubo-timpanite). Soprattutto nel bambino prevale la forma meccanica secondaria ad adenoidite, mentre nell’adulto prevale senza dubbio la forma barotraumatica, ad appannaggio di specifiche categorie lavorative.

La tuba drena le secrezioni delle sue pareti e delle strutture dell’orecchio medio verso il faringe. La tuba si apre periodicamente, con la deglutizione e lo sbadiglio, e permette il riequilibrio delle pressioni fra orecchio medio ed esterno: la membrana timpanica riassorbe infatti O2 e N2 contenuti nel cavo timpanico, e quindi si forma in qualche ora una differenza di pressione. Lo stesso avviene, ma in pochi minuti, nelle ascensioni e immersioni, che se però sono troppo rapide contribuiscono a formare una differenza pressoria maggiore di 15 mmHg, con risultato di una impossibile apertura della tuba stessa. Si crea allora uno squilibrio pressorio:
- Nella ascensione: una compressione della mucosa della cavità timpanica perché la P nella cavità è maggiore che all’esterno. La mucosa diventa ischemica.
- Nella immersione: una decompressione del cavo timpanico, con iperemia ex vacuii.

In entrambi i casi si ha un processo essudativo reattivo, che costituisce la base dell’otite sierosa.

I sintomi sono una otodinia violenta , accompagnata da acufeni dalla tonalità grave, ipoacusia da trasmissione con autofonia. L’ipoacusia può diminuire o aumentare in rapporto alla disposizone del capo perché dipende dal liquido nel cavo timpanico.

All’esame otoscopico si evidenzia una iperemia della membrana timpanica particolarmente accentuata nella pars flaccida e in corrispondenza del manico del martello.

In diafanoscopia attraverso di essa è possibile vedere una raccolta liquida endotimpanica come livello idroaereo, mobile con i movimenti del capo.

Timpanogramma: è di tipo D, ossia molto appiattita, con picco spostato verso le pressioni negative: si osserva quindi una riduzione della complience perché gli ossicini sono immobilizzati dalla raccolta liquida, ma il picco è spostato verso le pressioni negative: questo perché nella cavità dell’orecchio la P è diminuita per l’ostruzione della tuba e i fenomeni di riassorbimento dell’aria.

La guarigione spontanea in 8-20 giorni è la regola, la progressione a forma purulenta è rara. Invece le recidive possono portare ad eventi di formazione di briglie aderenziali con timpanosclerosi.

La terapia è mirata a:
Ridorre l’otodinia: instillazione auricolare di analgesici
Drenaggio transitimpanico: se non riassorbe spontanemente entro 7-8 giorni viene fatto il drenaggio chirurgico
Ristabilire la pervietà tubarica: la semplice manovra di Valsalva può essere sufficiente, altrimenti la manovra di Politzer, introducendo una peretta con un augello olivare nel naso, e soffiando aria nel naso mentre il paziente deglutisce acqua: si aprono quindi le tube mentre il paziente deglutisce e l’aria vi entra perché non ha altre vie d’uscita (le narici le chiude il medico, il rinofaringe viene chiuso dalla deglutizione
Cateterismo tubarico se non si riesce a riaprire le tube in altro modo. Utile anche per medicazioni dentro l’orecchio medio



Otite purulenta

Diversi cocchi, che raggiungono l’orecchio medio mper via ematica o per via tubarica.
Iniza con una fase di iperemia di breve durato con rialzo termico, otodinia e iperemia diffusa della membrana timpanica. La terapia antibiotica a questa fase impedisce il passaggio alla fase essudativa, con febbre elevata, otodinia pulsante in sincrono con il polso, doleniza alla compressione e leucocitosi.

L’ipoacusia da trasmissione è costante; all’otoscopia la membrana appare incurvata verso l’esterno per la raccolta essudativa posteriore, e ricoperta da desquamazione superficiale. Se non c’è terapia la malattia procede con la perforazione della membrana timpanica e purulentazione dell’essudato, con otorrea. All’otoscopia la membrana è iperemica con una piccola zona lacera dalla quale fuoriesce pus. Allora è necessario il drenaggio (che riduce il dolore e l’otodinia, ma persistono ipoacusia e acufeni). In 8-15 giorni la lacerazione guarisce e si ha ritorno alla normalità.

La terapia è antibiotici ed eventualmente paracentesi evacuativa del cavo timpanico.

L’otite media purulenta che accompagna la scarlattina è carattrizzata da una scarsa sintomatologia dolorosa ma da una notevole tendenza alla necrosi, che interessa anche l’osso e il periostio, e alla distruzione della membrana timpanica.

Nella forma influenzale invece ci sono spesso vescicole emorragiche che si accompagnano sovente ad una otite esterna bolloso emorragica.

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