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Toxoplasmosi

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This entry was posted on 9/8/2007 4:14 PM and is filed under Malattie infettive.

È un infezione causata da Toxoplasma Gondii ubiquitaria in tutto il mondo ed estremamente diffusa. Decorre nella maggior parte dei casi asintomatica ma la sua rilevanza clinica riguarda le forme congenita e dell’immunodepresso.
Il Toxoplasma Gondii appartiene al genere Amicoplexa, classe Sporozoi, sottoclasse Coccidi ed è un parassita endocellulare dixene che compie il suo ciclo biologico tra:
  • ospite definitivo: gatto in cui si svolge la fase sessuata (sporogonia)
  • ospite intermedio: animali tra cui l’uomo in cui si svolge la fase asessuata (schizogonia)
Il ciclo biologico del toxoplasma avviene in 3 fasi:

1. fase intestinale nel gatto
Il gatto ingerisce una oocisti infettante che si divide in numerosi trofozoiti i quali a livello dell’intestino del gatto si trasformano in schizonti, merozoiti e quindi micro e macrogametociti che danno luogo ai gameti. Il microgamete quindi feconda il macrogamete dando luogo ad uno zigote che quindi va a costituire l’oocisti che viene eliminata con le feci.

2. fase esogena nell’ambiente
Le oocisti sono una forma di resistenza in grado di sopravvivere per mesi nelle feci o nel suolo. L’ingestione dell’oocisti da parte del gatti fa ricominciare il ciclo.

3. fase endogena extraintestinale nell’uomo
L’uomo ingerisce la cisti infettante il cui involucro protettivo viene digerito dai succhi gastrici e si ha la liberazione degli sporozoiti che penetrano e si moltiplicano nelle cellule epiteliali dell’intestino dando luogo ai merozoiti che per via linfatica ed ematica (parassitemia) raggiungono il sistema RE ed in particolare i linfonodi dove si verifica iperplasia follicolare con gruppi di istiociti epitelioidi ai margini dei centri germinativi e cellule monocitarie.
I merozoiti quindi quindi parassitano i macrofagi all’interno dei quali si trasformano in tachizoiti che rappresentano la forma proliferativa responsabile della distruzione tessutale.
La risposta immune dell’organismo blocca la replicazione dei parassiti trasformandoli in bradizoiti che permangono nel muscolo striato, nell’occhio e nel SNC in fase di latenza sotto forma di cisti.
Nei pazienti immunodepressi questa forma latente si può riattivare.

Per il controllo dell’infezione sono fondamentali sia l’immunità cellulo-mediata che l’immunità umorale.

Il toxoplasma è un parassita intracellulare che riesce a sopravvivere all’interno della cellula parassita tramite la formazione di un vacuolo parassitoforo e l’inibizione della fusione con il lisosoma. I parassiti opsonizzati penetrano nei macrofagi tramite il recettore FcR, l’invasione attiva dei macrofagi attiva il killing intracellulare.
I linfociti CD4+ svolgono un ruolo centrale nella risposta immune in quanto secernono IL2 che attiva le cellule NK (abili nel killing diretto del parassita) e stiomola la produzione di INFγ che aumenta il killing macrofagico.
Svolgono un ruolo importante anche i linfociti CD8+ e le cellule LAK in grado di distruggere le cellule parassitate.
L’IL-4 e IL-10 invece riducono il killing macrofagico.

La trasmissione dell’infezione può avvenire atraverso:
- ingestione di carne cruda o poco cotta contente cisti
- ingestione di oocisti presenti nelle feci di gatto
- trasmissione transplacentare
- trasfusione di sangue (donatore in fase acuta con parassitemia)
- trapianto di organo


Clinica

Toxoplasmosi acquisita del soggetto immunocompetente

Nel 90% dei casi evolve in modo asintomatico mentre nel 10% dei casi si ha un quadro clinico simil-mononucleosi con linfoadenopatia, febbre ed astenia. La linfoadenomegalia è generalizzata o più spesso localizzata a livello cervicale.

Toxoplasmosi del soggetto immunodepresso
Nel paziente immunodepresso in particolare con AIDS si può avere la riattivazione dell’infezione latente con diversi quadri clinici:

- toxoplasmosi cerebrale:
si può manifestare con meningite, meningoencefalite, encefalomielite o encefalite. Le lesioni sono multiple e focali e la localizzazione è alla giunzione corticomidollare.
Alla TC cranio sono presenti lesioni ipodense, con effetto massa, edema perilesionale e che prendono il mezzo di contrasto in periferia.

- toxoplasmosi polmonare:
indistinguibile dalla polmonite da Pneumocystis Carinii.

- toxoplasmosi oculare:
relativamente infrequente nei pazienti con AIDS.


Toxoplasmosi congenita

L’infezione acuta in gravidanza è importante per il rischio di trasmissione al feto. La trasmissione al feto per via transplacentare si verifica solo se l’infezione primaria avviene dopo il concepimento e cioè durante la gestazione.
Il rischio di trasmissione è:
- 25% 1° trimestre: aborto, malformazioni congenite
- 40% 2° trimestre: morte intrauterina e forme connatali
- 60% 3° trimestre: neonato infetto apparentemente sano

Clinicamente le manifestazioni della toxoplasmosi congenita si distinguono in:
  • forme maggiori ad esordio clinico neonatale (fetopatia)
- encefalomielite con tetrade di Sabin: idrocefalo, corioretinite, calcificazioni cerebrali, ritardo mentale
- toxoplasmosi generalizzata: ittero, epatosplenomegalia, manifestazioni cutanee e disordini ematologici

  • forme minori ad esordio clinico precoce
- forme oculari isolate
- forme neurologiche localizzate
- forme itteriche isolate
  • forme ad esordio clinico tardivo
- forme neurologiche (ritardo psicomotorio, sindromi convulsive)
- corioretiniti

La forma oculare può essere sia congenita (nella maggior parte dei casi) che acquisita. È caratterizzata da corioretinite o panuveite monolaterale o bilaterale presente alla nascita o a distanza di tempo (il secondo occhio può essere interessato anche a distanza di 20 anni).
Sono frequenti le recidive.



Diagnosi

È essenzialmente sierologica tramite toxo-test.
Il Dye-test (incubazione del siero del paziente con toxoplasma per vedere l’eventuale neutralizzazione da parte di Ab) è stato soppiantato dall’immunofluorescenza diretta. È importante la ricerca di IgM e IgG prima e subito dopo il concepimento. In caso di sieronegatività la donna è a rischio di contrarre l’infezione durante la gravidanza (controllo sierologico ogni mese).
In caso di sieropositività è importante valutare il titolo di IgM e IgG:
- infezione pregressa: assenza di IgM e presenza stabile di IgG
- infezione in atto: presenza di IgM e IgG (le IgM rimangono fino ad 1 anno dall’infezione)
In caso di sospetta infezione congenita si fa la ricerca di IgM nel sangue cordale tramite funicolocentesi e poi nel siero del neonato.
La presenza di IgM indica infezione del feto in quanto le IgM al contrario delle IgG non attraversano la barriera placentare e quindi sono prodotte dal feto.

Si possono inoltre ricercare le sequenze di DNA specifiche per toxoplasma tramite PCR nel fluido amniotico.



Terapia

In caso di diagnosi di toxoplasmosi in gravidanza va fatta terapia con spiramicina 2g al giorno fino al parto.
La toxoplasmosi nel soggetto immunocompetenti non necessita di terapia.
La terapia del paziente immunodepresso consiste in:
regime standard: pirimetamina 200 mg poi 50 mg die + acido folinico 10-20 mg die + sulfadiazina 4-6 g die (4 dosi) / clindamicina 600 mg x 4 die.

Alternativa: cotrimoxazolo 120-160 mg x 4 die (o claritromicina, dapsone, pirimetamina).


È importante la prevenzione dell’infezione nella donna in gravidanza che si basa sull’evitare il contatto con i gatti, astenersi dal contatto con carne cruda o poco cotta, lavaggio ccurato di frutta e verdura che potrebbero contenere oociti e monitoraggio sirologico.

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