La tonsilla faringea è un organo del rinofaringe, posizionata lateralmente nel rinofaringe posteriore: davanti penetra nella coana per un tratto, posteriormente raggiunge il tubercolo faringeo, e lateralmente si sovrappone in parte all’orifizio faringeo della tuba di eustachio.
Strutturalmente e funzionalmente è identica agli altri componenti dell’anello di Waldeyer; in più contiene delle ghiandole di tipo sieromucoso al di sotto del tessuto linfonodale.
Nel bambino subisce un processo fisiologico di involuzione che la porta alla scomparsa entro i 12 anni.
Forme acuteLe adenoiditi acute ripetono in eziologia e tempo quelle della tonsilla palatina: si formano per virulentazione di batteri commensali, o seguono processi infettivi sistemici o perfrigerazione. Talvolta seguono riniti.
Dal punto di vista sintomatologico abbiamo febbre che supera 40, accompagnata da:
- Respirazione rumorosa e difficoltasa, spesso impossibile per via nasale: respirazione orale;
- Roncopatia notturna (russamento), specie se le tonsille sono ipertrofiche;
- Rinolalia;
- Otodinia con ipoacusia, per l’ostruzione della tuba di eustachio da parte dell’adenoide ingrossata e per la intensa produzione di muco essudativo che si forma nell’estendersi dell’infiammazione. All’asame otoscopico il timpano è ispessito e iperemico;
- Intensa secrezione mucosa o purulenta in faringe e nelle cavità nasali;
- Linfadenite laterocervicale spesso presente.
La terapia è antibiotica, protratta per 5-6 giorni; per via aerosolica o topica nasale è consigliabile la somministrazione di cortisone. Anestetico locale per l’otodinia.
Complicanze- Otite media purulenta: propagazione attraverso le trombe di eustachio: ipoacusia, perché l’orecchio medio non ha la possibilità di disperdere il muco e si crea il ristagno di esso.
- Broncopolmonite: discesa del materiale tramite le vie aeree.
- Adenoflemmone retrofaringeo: complicanza dei bambini piccoli, entro il secondo anno di vita. Causata dalla diffusione del processo infettivo ad un gruppo di linfonodi pari, posti nel rinofaringe, che si atrofizzano nel bambino piccolo (linfonodi di Gillette) e che drenano la mucosa nasale e rinofaringea. La complicanza maggiore è la disfagia, con rigurgito del latte o addirittura intrusione di esso nelle vie respiratorie, e l’apnea, provocatada riflessi spastici dovuti all’irritazione delle strutture da parte dei linfonodi ingrossati. L’apertura dell’adenoflemmone provoca inondazione purulenta delle vie aeree con esiti anche mortali.
Forme croniche(sindrome ostruttiva respiratoria nasofaringea)
Il ripetersi delle adenoiditi acute provoca, come nelle forme palatine, l’ipertrofia della tonsilla: in questo caso lo scolo di secrezioni purulente in faringe finisce ben presto per ipertrofizzare anche la tonsilla palatina stessa.
Alla lunga questa condizione conduce alla sindrome ostruttiva respiratoria naso-faringea, che può instaurarsi in seguito ad ogni processo rinitico cronico, ma l’adenoidite cronica ne è la causa più frequente.
Questa sindrome può anche favorire lo sviluppo dell’OSAS.
Le manifestazioni dell’adenoidismo cronico interessano diversi organi e sistemi, e la tonsilla palatina partecipa al processo pur senza interessarlo direttamente. C’è una predisposizione sia ambientale (umidità, freddo, infezioni ricorrenti) che individuale. Le caratteristiche della sindrome sono:
- Facies adenoidea: bocca semiaperta, borse sotto gli occhi, zigomi sporgenti, mento sfuggente, malocclusione dell’arcata dentale superiore per deformazione del palato;
- Palato ogivale: il palato rimane come nel bambino, stretto e sollevato, per la mancnza del contatto di esso con la lingua, visto che si ha una respirazione con la bocca;
- Torace a carena: poco sviluppato;
- Atteggiamento: aspetto pallido ed emaciato, disinteresse per l’ambiente esterno, scarsa resistenza alla fatica, anoressia;
- Respirazione: orale, russamento durante il sonno, che è agitato e rumoroso;
- Disturbi nervosi e tic;
- Rinolalia chiusa posteriore;
- Ipoacusia di trasmissione (causano anche la scarsa memoria e la distrazione). La presenza di processi infiammatori ripetuti a carico dell’orecchio medio da origine al quadro del così detto glue ear.
La respirazione orale impedisce le fisiologiche modificazioni di filtrazione, riscaldamento e umidificazione dell’aria inspirata e predispone alle infezioni del faringe. L’inspirazione di secrezioni infette favorisce questo fenomeno, e la loro deglutizione è all’origini di turbe dispeptiche.
Terapia
Le gravi conseguenze a lungo termine rendono ragione della terapia chirurgica, spesso in associazione con l’intervento di tonsillectomia, vista la frequenza di interessamento contemporaneo dei due organi.
Anestesia generale, in genere non prima dei 4 anni: viene usato l’adenotomo di Beckmann, o altri analoghi, uno strumento a forbice che termina con una lama orizzontale attraverso la quale, per raschiamento, si rimuove la tonsilla e tutto il tessuto linfatico peritubariche, importantissime per l’interessamento dell’orecchio. Questo viene fatto per via orale.
Invece residui di tessuto possono essere asportati con il radio applicatore di Crowe, uno sturmento orizzontale che viene inserito per via nasale che termina con una celletta contenente 50 mg di radium o di stronzio 30. Le pareti della celletta consentono l’emissione di soli raggi beta, a scarso potere penetrante.