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Semeiotica strumentale in oftalmologia

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This entry was posted on 6/14/2007 7:51 AM and is filed under Oftalmologia.

Oftalmoscopia

L’oftalmoscopio diretto è una macchina che si basa sul principio della riflessione della luce dal fondo oculare, che può essere osservato. Viene quindi allineato l’occhio dell’osservatore con una sorgente luminosa e l’occhio del paziente. Questo avviene perché la lampada è posta a 90° rispetto all’osservatore, e i suoi raggi sono deviati da uno specchietto inclinato di 45° sul piano dell’osservatore. Questo ha un foro centrale e quindi vi si può guardare attraverso.

La pupilla viene dilatata con un blando midriatico per collirio (tropicamide 1%), controindicato in caso di possibilità di glaucoma.

Facile, tollerabile e poco costosa è una manovra di routine che permette di osservare le alterazioni grossolane; molto più sensibile è la fluorangiografia retinica.



Acutezza visiva

E’ la capacità di discriminare due punti nello spazio. E’ convenzionalmente normale se il soggetto riesce a distinguere due punti che sottendono l’arco di 1’ di grado ad una distanza dipendente dall’ottotipo (di solito 3 o 5 m), espressa in decimi.
Riguarda quindi la capacità di distinguere i particolari. Ce ne sono di vari tipi, quello con le lettere dell’alfabeto, quello con le E inclinate (di Albini), o con i disegni per i bambini. Ci sono anche gli ottotipi da vicino, che contengono un testo di senso compiuto. Il visus viene espresso con i decimi di acutezza a cui il paziente vede almeno il 50% delle lettere o simboli della riga.
Se non riesce a leggere nessuna lettera, si prova, in successione:
  • A fargli contare le dita di una mano a 50 cm: visus = conta dita
  • A fargli segnalare il movimento di una mano davanti agli occhi: visus = moto della mano
  • A illuminare l’occhio: visus = percezione della luce.
Se tutto è negativo, si definisce l’occhio cieco.

Si fa la prova con un occhio alla volta, senza correzione (visus naturale) o con correzione in caso di ametropia (visus corretto).

Visus e diotrie esprimono due concetti differenti: il primo è la misura dell’acutezza visiva, e dipende dalla distribuzione dei fotorecettori retinici e quindi si modifica per patologie retiniche o altro, mentre le diotrie indicano il potere diottrico della lente convergente o divergente necessaria a correggere lo sguardo. Diotria è l’inverso della distanza focale in metri (+ per le convergenti, - per le divergenti).

La confusione nasce dal fatto che se l’occhio ha un difetto di rifrazione anche il visus ne risente: bisogna allora valutare, come misura dell’acutezza visiva, il visus corretto.



Valutazione del campo visivo

Apparecchi sofisticati per la valutazione strumentale sono appannaggio dello specialista.

Il medico di base usa sedersi davanti al paziente, e fargli chiudere l’occhio destro, mentre lui chiude il sinistro. Poi porta le sue mani al limite dei quadranti del campo visivo, e muove un dito cbiedendo al paziente quale è: paziente e medico dovrebbero vedere le stesse cose se i campi visivi sono normali. Si ripete poi per l’occhio sinistro.



Valutazione del senso cromatico

Importante per piloti, autisti, macchinisti. Esistono delle tavole pseudoisocromatiche, fatte in apparenza da caselle di ugual colore ma in realtà costituite da figure di tonalità diverse che formano disegni in contrasto, non riconoscibili da soggetti con alterazioni della discriminazione dei colori.

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