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Evoluzione clinica del parto normale

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This entry was posted on 6/1/2007 8:08 AM and is filed under Ginecologia e Ostetricia.

Pretravaglio

Ultime settimane della gravidanza, si accompagna al processo suddetto di maturazione del collo dell’utero e alla comparsa di contrazioni sempre più intense, frequenti e fastidiose (ma non dolorose).
Si può far iniziare quando le contrazioni assumono queste caratteristiche, interessano tutto l’utero e si accompagnano ad iniziali modificazioni del collo e lenta dilatazione del canale cervicale.
Nella nullipara l’impegno della parte presentata avviene già in questa fase, altrimenti occorre sospettare una distocia meccanica. Durante questa fase (8 h nella nullipara, 5 h nella pluripara) si verifica anche l’espulsione del tappo mucoso denso endocervicale (“marcamento”).



Travaglio (periodo dilatante – fattori materni)

Corrisponde alla fase attiva della dilatazione cervicale, distinta in una fase di accelerazione, una di massima attività e una di decelerazione.
Le contrazioni si fanno più intense, durano almeno 40” e il dolore da esse provocato si estende dalla regione lombosacrale a fascia a tutto l’addome.
La durata media di questa fase è 4-5 h nelle nullipare e solo 2 h nelle pluripare. Tradizionalmente si considera il momento della rottura delle membrane come quello di massima dilatazione; comunque la rottura precoce delle membrane non è motivo di preoccupazione, anzi accelera il travaglio se le contrazioni rimangono valide. Con le manovre di Leopold (eseguite con delicatezza tra una contrazione e l’altra) e l’esplorazione vaginale (meglio sostituita dall’ecografia perineale) si valuta il grado d’impegno.



Periodo espulsivo (fenomeni materno-fetali)

Inizia quando la dilatazione cervicale è completa ed è caratterizzato dai principali fenomeni meccanici (materno-fetali) del parto.
Alle contrazioni sempre più intense si associa la spinta del torchio addominale. Le forti sensazioni dolorose hanno una componente di origine viscerale (utero) e una di origine somatica (dilatazione di vagina, perineo e vulva).
Durata media: 1h nelle nullipare, 20-30’ nelle pluripare.



Secondamento e postpartum

Nel secondamento avviene l’espulsione degli annessi fetali (placenta, membrane ecc…): esso può essere naturale o artificiale e inizia subito dopo la fase espulsiva. Si articola in più tempi:
  1. distacco di placenta: dopo l’espulsione il neonato è unito alla madre dal funicolo ombelicale che viene pinzato e reciso; nel frattempo proseguono, vigorose e decise ma non dolorose, le contrazioni che portano l’utero ad adattarsi al ↓ contenuto; essendo anelastica, la placenta non può adattarsi alla superficie d’impianto a livello della decidua e si distacca a livello dello strato spongioso; si distinguono un distacco centrale (70% dei casi) e uno marginale: nel primo caso si forma un ematoma retroplacentare e si ha la fuoriuscita prima della placenta e poi del sangue, nel secondo caso accade il contrario
  2. passaggio in vagina: per gravità, contrazioni, spinta attiva 
  3. espulsione: avviene esclusivamente grazie alle forze attive
Le membrane amniocoriale vengono espulse attaccate al margine della placenta.
Espulsa la placenta, grazie alla massiva liberazione di PG, le contrazioni annullano la cavità uterina e formano il globo di sicurezza.
Il secondamento dura 20’ circa ed è seguito da un periodo di 2h chiamato postpartum, stabilito convenzionalmente in base a una norma che vuole che chi ha assistito al parto controlli durante questo periodo:
- lo stato generale della donna (polso, temperatura, PA, respirazione, aspetto e comportamento);
- perdita ematica (500 ml nel parto naturale, 6-900 nel cesareo);
- contrazione e retrazione dell’utero che diventa duro-ligneo.

Superato questo periodo l’eventualità di shock emorragico è più remota.

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